LA STORIA DEL NOSTRO ORATORIO

C’era una volta…”: perché non iniziare così, come ogni favola che si rispetti, anche la bella storia del nostro Oratorio?

Agli inizi degli anni ’30 c’era dunque a Calusco una grande chiesa, costruita molto tempo prima (1864-1886) in onore dell’Immacolata di Lourdes e di San Fedele Martire, già patrono della parrocchia e c’era pure un asilo parrocchiale nello stesso edificio in cui si trova ora. Fra queste due costruzioni vi era una campagna sconnessa, del conte Pio Medolago Albani, il quale aveva già donato buona parte del terreno su cui era stato costruito l’asilo.

Non esistendo ancora l’Oratorio, i giovani cattolici caluschesi, raggruppati nel circolo d’azione cattolica “S. Luigi”, erano costretti a ritrovarsi nello scurolo della chiesa, ed una sola volta al mese, a motivo della persecuzione fascista contro ogni forma di associazione e particolarmente contro l’Azione Cattolica.

Successivamente grazie ad un allentamento di tale oppressione, il circolo poté uscire da quello stato di semi-clandestinità ed occupare i più spaziosi locali dell’asilo; la nuova sede assunse il nome di Pio XI e diede vita alla prima associazione maschile di A. C. a Calusco come presidente il giovane Mandelli Giovanni. Ma i giovani non avevano abbandonato l’idea di un Oratorio vero e proprio con numerose aule per lo svolgimento del catechismo e degli incontri spirituali, con un ampio campo per effettuare giochi organizzati, con saloni in cui attuare in modo più efficace le iniziative religiose, culturali e ricreative.

Quando il Parroco veniva all’asilo per incontrarsi con i suoi giovani, si sentiva spesso interpellare: “Sciur Preost, quando el farè so sto benedet Uratore?” Ma da quell’orecchio don Luigi Motta non ci sentiva… In realtà i problemi erano diversi e rilevanti.

Anzitutto lo stato di povertà delle famiglie, quasi tutte contadine con poca terra a mezzadria e molti figli da sfamare: non potevano offrire grandi contribuiti. Poi il già ricordato stato di tensione tra Chiesa e governo fascista. E infine un problema tutto… parrocchiale: don Luigi Motta e molti parrocchiani intendevano dar precedenza ad un campanile vicino alla chiesa; lo volevano bello ed alto, con le celle campanarie ed altezza del cupolino della chiesa! Per questo già da qualche anno , si effettuava la raccolta domenicale delle uova il cui ricavato doveva finanziare l’impresa. I giovani ed il “loro” Oratorio potevano ben aspettare…

Ma ecco un provvidenziale colpo di scena. Nel 25 maggio 1936 il Vescovo di Bergamo, Monsignor Bernareggi, venne in visita pastorale a Calusco e nell’occasione, saputo della questione, tagliò corto: “Niente campanile! i soldi della questua delle uova dovevano servire per il ben più importante Oratorio per la gioventù!”.

Si stentava a credere ma il pronunciamento del Vescovo non poteva certo essere discusso! Fu il passo fondamentale per la costruzione del futuro Oratorio. Un secondo momento, altrettanto provvidenziale, fu determinato ancora una volta dal Conte Medolago: per la stima verso don Luigi Motta, donò alla parrocchia anche l’ampio apprezzamento di terreno tra la chiesa e l’asilo per costruirvi non solo l’Oratorio maschile, ma anche quello femminile. I lavori non iniziarono subito, per le solite difficoltà finanziarie.

Finalmente, nella “dottrina” pomeridiana della prima domenica del 1938, il parroco preannunciò l’inizio dei lavori.

I progetti erano due; quello inizialmente preferito prevedeva la costruzione a pochi metri dall’abside della chiesa, cosicché lo scurolo della chiesa doveva essere la cappella ed il centro spirituale del costruendo Oratorio.

Prevalse tuttavia la volontà delle autorità comunali che preferivano il nuovo edificio a coronamento della piazza comunale (allora Piazza della Vittoria); in tale posizione si sarebbe potuto aggiungere anche un eventuale salone – teatro e perciò l’ingresso doveva prevedere una grande scalinata tolta in questi ultimi anni per ricavare ulteriori locali, e avere un’entrata che facilitasse l’ingresso al Cineteatro San Fedele. I lavori andavano a rilento, anche per la gran mole di terra da asportare con piccoli badili e carriole (allora non c’erano né ruspe né camion!). Comunque nell’autunno del 1939 l’edificio fu ultimato; bisognava ora pensare alla grande festa di inaugurazione. La data fu presto stabilita: domenica 4 febbraio 1940, festa di S. Luigi, il santo modello e protettore  della gioventù di allora, una festa tradizionale e molto sentita che si celebrava la domenica precedente la quaresima.

La preparazione a tale ricorrenza durava oltre un mese e comportava per i giovani la frequenza ai sacramenti per cinque domeniche consecutive (“le 5 domeniche di S. Luigi).

E venne così il grande giorno dell’inaugurazione alla presenza dello stesso Vescovo, Monsignor Bernareggi, che alla messa distribuì personalmente la comunione ad oltre 500 giovani (e molti erano alle armi…). Dopo la messa, verso le ore 9.00, un solenne corteo di autorità religiose, civili, giovani e adulti, accompagnato dalla banda di Mapello, raggiunse Piazza Vittoria: davanti alla scalinata d’ingresso il Vescovo benedì solennemente il nuovissimo Oratorio maschile “Don Bosco” di Calusco e consegnò non solo alla gioventù di allora ma a tutti i giovani che di generazione in generazione si sarebbero succeduti, un luogo fondamentale e indimenticabile nella storia personale e soprattutto religiosa di ogni Caluschese.

ULTERIORI INTERVENTI

Il 24 giugno 1949, l’Oratorio fu consacrato al S. Cuore di Gesù, di cui si vede l’attestato nella foto. 

Per i giovani di 30-40 anni fa due momenti costruttivi e due luoghi molto cari e suggestivi dell’oratorio di quel periodo, che gli conferivano un forte ed immediato impatto spirituale sono stati:  

  • la cappellina del 1950, voluta dal curato don Egidio Locatelli, alla sommità dell’ampia gradinata che si trovava dov’è ora l’ingresso del campo e riproducente la grotta di Lourdes: era il luogo di preghiera e raccoglimento per i ragazzi e giovani dell’Oratorio, ma anche per molte persone che passavano di là: successivamente, ai tempo di don Luciano Colotti fu rimossa ed il terreno su cui sorgeva livellato al piano del campo per un’insorgente necessità di aerazione dello scurolo della chiesa. 
  • il porticato, chiuso a nord nel 1958 (sempre su suggerimento di don Egidio) da una parete dipinta dal nostro artista Eugenio Roncalli con una bellissima riproduzione dei luoghi di Lourdes e che faceva da sfondo ad un trono su cui era posta una dolce statua dell’Immacolata; quando si entrava nelle aule di catechismo, ma non solo, era inevitabile lanciare uno sguardo in quella direzione… (non c’era allora il Centro Parrocchiale).

Un’altra tappa significativa fu nel 1978 quando don Luciano, sentendo sempre più la necessità di rinnovamento dell’Oratorio, diede via ai restauri: modifiche non vistose, ma aggiunte e sistemazioni significative. Protagonista prezioso e fondamentale fu il gruppo degli Alpini di Calusco.

Dapprima fu rifatta la copertura della terrazza sopra le aule, sia perché l’acqua filtrava sempre più minacciosa, sia perché sulla stessa giocavano i ragazzi con grave rischio di caduta. Fu anche realizzata una tettoia per consentire lo svolgimento di giochi, manifestazioni e feste anche in caso di pioggia. Poi passò alla ristrutturazione delle aule, diventate nel frattempo sedi di vari gruppi sociali; si rifece tutto l’impianto elettrico e si costruirono i servizi igienici, anche perché ormai era funzionante per le aule di catechesi il Centro Parrocchiale. Anche l’ampliamento del bar e l’utilizzo di una sua parte come sala giochi, ha costruito un elemento di innovazione e di richiamo che ha consentito a un maggior numero di ragazzi di avvicinarsi all’Oratorio, ma che ha anche comportato il rischio di scambiare quest’ultimo per un bar in più nel paese.

Nel 1984 si diede mano anche al campo esterno verso la chiesa, completamente rifatto anche come fondo, cui sono stati aggiunti un campetto di calcio a nord ed un campo di pallavolo, pallacanestro a ovest.

Successivamente si sistemò (don Renè Zinetti) anche l’abitazione del direttore dell’Oratorio e nel 1994 (con don Francesco Poli) si aprì la nuova entrata dell’Oratorio in via Verdi eliminando il vecchio ingresso di piazza San Fedele, ricavando anche alcuni nuovi ambienti.

Successivamente, gli interventi voluti e portati a termine con forte determinazione da don Roberto Trussardi: cominciamo con ordine: inizio lavori di ristrutturazione 23 agosto 1999 – inaugurazione nuovi ambienti 24 settembre 1999. Un vero record. 50 uomini (tutti volontari), più 300 ore di lavoro, 2 bancali di cemento, 280 mattoni, 400 mt di piastrelle, 2 chilometri di cavo elettrico… per rivoltare l’Oratorio come un guanto e riconsegnarlo nelle mani del curato, pronto “per trattenere la gioventù nei giorni di festa con piacevole ed onesta ricreazione”. I lavori hanno interessato il locale bar, il porticato esterno e i bagni… detto così sembra facile, ma se spieghiamo dettagliatamente cominceremo a capire che è stato un lavoro faticoso.  Dal vecchio bar rimangono solo il ricordo e i muri perimetrali. Infatti è stato rifatto il pavimento, l’impianto elettrico, quello idraulico, quello di riscaldamento ed è stato aggiunto un impianto stereo con 4 casse HiFi e televisione.  Il soffitto è stato ribassato, i serramenti (porte, tapparelle e finestre) e l’arredo (tavoli e sedie) cambiati. Il muro è stato ricoperto in parte di perline, che danno quel tocco di rustico rendendo l’ambiente ancora più accogliente. E’ stato impiantato un nuovo balcone bar fornito di celle frigorifero, una lavastoviglie, una macchina per il caffè espresso, uno spillatore per birra e bibite… per un perfetto servizio ad ogni tipo di cliente. Davanti al bar sono state installate delle nuove panchine con tavolo, delle fioriere e dei nuovi cestini in cemento. Sotto il porticato (dove si trovano le aule per le attività) è stato posato per un nuovo pavimento (prima era solo cemento grezzo), si sono rinnovate le porte delle aule e l’illuminazione esterna. Ma il lavoro più impegnativo è stato il rifacimento totale dei bagni:  quelli vecchi sono stati completamente demoliti e ricostruiti in una posizione più agevole. E’ stato costruito anche un nuovo magazzino e uno spogliatoio con doccia che viene utilizzato dagli arbitri durante il torneo di calcio dell’Oratorio.

Don Bosco pensava “lo scopo dell’Oratorio festivo è quello di trattenere la gioventù nei giorni di festa con piacevole ed onesta ricreazione dopo aver assistito alle sacre funzioni di chiesa”. Ma “… per allettare i giovani e farli intervenire…” l’Oratorio deve essere un luogo accogliente e al passo con i tempi: l’abito non fa il monaco, ma aiuta!!! Se leggendo queste poche righe ti è venuta voglia di visitare l’Oratorio vieni a trovarci… e se ti è voglia di aiutarci, non temere… un badile, una scopa, una penna, una pentola… sono liberi anche per te.

L’ORATORIO FEMMINILE 

Molto interessante e ancor più longeva la storia del nostro Oratorio Femminile.

Esso sorgeva già sul finire degli anni ’30 come asilo infantile gestito dalle Suore che avevano nello stesso edificio la loro casa residenziale. Tale presenza consentì naturalmente un’ulteriore utilizzazione della struttura per la formazione spirituale femminile. Accanto all’asilo dei bambini, vuoto di domenica, nacque così l’Oratorio femminile quale luogo di preghiera, riflessione e svago per le ragazze Caluschesi.

Questa situazione durò sino agli anni ’70, allorché si fece progressivamente strada a livello nazionale l’idea dell’oratorio “misto” che a Calusco trovò la sua sostanziale realizzazione con don Luciano Colotti, all’incirca nel 1975.

Così, come quasi tutti gli oratori femminili, anche il nostro perse via via la sua funzione e importanza; la sua chiusura divenne veramente definitiva verso la fine degli anni ’80 quando le suore lo lasciarono anche come sede abitativa.

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Anche questa struttura può essere considerata un importantissimo “pezzo” integrante dell’Oratorio, anche se separato fisicamente dalla strada. Inizialmente era stata ricavata in un’ala dell’Asilo Parrocchiale, ed era composta da un salone lungo e stretto e pure da una piccola galleria.

Negli anni ’50 venne fatta sistemare da don Egidio Locatelli, ma nel 1958 questo stesso sacerdote, ravvisandone una ormai evidente insufficienza, diede l’avvio al progetto ed alla costruzione di un più moderno edificio, l’attuale cineteatro cui fu dato il nome del Santo patrono di Calusco. Mentre si era ancora alle fondamenta, moriva il parroco don Luigi Motta. Da sempre e a maggior ragione con la nuova struttura, il Cineteatro rappresentò una componente insostituibile dell’attività oratoriana, non solo perché ha consentito occasioni di sano divertimento per tanti ragazzi, giovani e adulti, ma anche come possibilità per molte persone sensibili e generose di poter esprimere concretamente il proprio spirito di servizio.

Costoro erano spesso impegnati per l’intera domenica pomeridiana: dapprima con l’insegnamento del catechismo, poi con l’animazione all’Oratorio, infine (e fino a tarda sera…) col servizio al cinema, o alla biglietteria, o alla porta d’ingresso di platea, o galleria, o come sorveglianza in sala contro immancabili intemperanze dei gruppetti dei soliti noti!! Fra i tanti personaggi che hanno caratterizzato questo ambiente non possiamo non ricordarne due: il compianto Angiolino Dadi a lungo direttore e factotum e l’operatore alla macchina di proiezione, Gianmario Bonfanti, ” da sempre” lassù, nel suo sgabuzzino stretto e buio e proprio per questo a volte dimenticato.

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IN PRINCIPIO ERA LA CASA “Giovanni XXIII” PRIMA DI DIVENTARE L’ATTUALE “Centro Parrocchiale Don Battista Paltenghi”.

Promotore e artefice molto motivato di tale struttura fu il parroco don Tarcisio Lazzari.

Nel suo discorso di inaugurazione ne sintetizzò la funzione: “… Ambiente bello, sano e sereno, ricco di possibilità religiose, culturali e ricreative per tutti, centro di coordinamento di tutte le attività parrocchiali, ulteriore possibilità offertaci da Dio per realizzare nella nostra comunità quello spirito di fratellanza ecclesiale che fu proprio di Papa Giovanni XXIII, il Papa della bontà e dell’unità”.

Dunque, un’opera per tutti, anche se maggiormente centrata sulla gioventù, quale ideale estensione e parte integrante dell’Oratorio: ecco perché ci sembra opportuno menzionarla.

L’idea nacque nel 1964 proprio in base alle crescenti esigenze dei giovani e alle insufficienti possibilità dell’Oratorio di soddisfarle. Il primo progetto prevedeva addirittura un edificio di quattro piani, mentre quello definitivo, semplificato, fu quello che determinò l’attuale edificio ottagonale con un lucernario al centro.

Il 4 ottobre 1964 fu posta la prima pietra, non nel posto attuale, ma nell’orto della casa parrocchiale; nel gennaio 1965 si decise di spostare la costruzione sul fianco destro della chiesa dove effettivamente avvenne poi la definitiva realizzazione. 

Inizialmente la solita mancanza di fondi ritardò l’avvio dei lavori; per questo la Curia autorizzò la vendita di alcuni terreni del beneficio parrocchiale.

Successivamente, in poco più di un anno e mezzo la costruzione venne attuata ed ultimata, dal febbraio 1967 all’ottobre 1968 anno in cui avvenne anche l’inaugurazione.

L’ambiente interno che subito appariva come il più appariscente e importante era il grande auditorium del piano superiore, capace di 150 posti a sedere, integrato da una serie di sale laterali più piccole: era questo dunque il piano destinato alla culturizzazione, alla riflessione, agli incontri organizzativi, ai ritrovi socializzanti (“La verità vi farà liberi” è il motto rivolto da un Cristo trionfante della parte frontale”).

Al pianoterreno, con un ingresso comodo per l’accesso, era prevista la grande sala bar con l’annessa sala biliardo,  gioco allora molto in voga; nel sottostante seminterrato ancora biliardo, ping-pong, juke box flipper, calcetti, ed altri giochi per giovani; il tutto si completava all’esterno con tre rilevanti strutture: campo da tennis e pallacanestro, campo da pallavolo, due campi di bocce coperti (il futuro Salone Pierina Morosini). Indubbiamente una realizzazione imponente e completa, destinata ad un prevedibile successo, ma che avrebbe richiesto anche un notevole sforzo gestionale ed organizzativo.

Inizialmente questo non facile compito fu affidato alle Acli; tuttora presenti nel Centro Parrocchiale con loro sede ed attività. Successivamente, mentre il piano superiore mantenne nel tempo le sue caratteristiche e funzioni, arricchendosi anche dell’attività catechistica, la parte inferiore registrò curiosamente un graduale declino: il bar scomparso, il seminterrato svuotato, gli impianti sportivi esterni poco utilizzati anche perché in zona non soleggiata.

Oggi, in un certo senso, tale funzione si è spostata nel Salone Pierina Morosini anche se utilizzato più per feste programmate piuttosto che come ambiente di frequentazione quotidiana. Una storia, come si vede, suscettibile di interessi riflessioni, opportune soprattutto per affrontare adeguatamente il problema di una auspicabile rifondazione della casa, problema peraltro affascinante perché “ci costringerebbe” a molti pensieri, nuovi incontri-confronti, nuove “avventure” relative non solo a questo nostro caro ambiente, ma agli obiettivi e all’attività complessiva del nostro Oratorio.

Nel 2001 c’è stato un significativo lavoro di ristrutturazione ha visto coinvolto il Centro Parrocchiale, dove sono state ricavate quattro aule: due utilizzate per la catechesi dei ragazzi, una per l’Associazione Volontari Assistenza Ammalati e Anziani e una per la Caritas; una cucina e tre bagni di cui uno per disabili. Tutta la nuova zona è stata completamente arredata. Nel seminterrato sono stati realizzati spazi per l’attività del gruppo Missionario. Nel 3 febbraio 2002, nell’occasione della Festa della Vita, c’è stata l’inaugurazione del Centro Parrocchiale intitolato “Don Battista Paltenghi”, in memoria del nostro parroco, deceduto il 16 gennaio dello stesso anno.

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